Gianni

Erano i primi anni 80’, quelli delle sfavillanti Fiat 128. Le autoradio trasmettevano Rino Gaetano mentre nei bar riecheggiavano le strofe di Fabrizio De Andrè.

La cronaca raccontava delle Brigate Rosse, Il processo di Piazza Fontana e le manifestazioni operaie nelle piazze. Si annunciava l’imminente matrimonio tra Carlo e Diana Spencer mentre in tv si rideva dell’irriverente Massimo Troisi.
Palermo viveva una spaccatura sociale al pari del resto d’Italia Erano gli anni in cui Cosa Nostra riempiva le pagine dei giornali mentre Democrazia Cristiana faceva proseliti usando la legalità come cavallo di battaglia.

Tutte cose che al piccolo Giovanni Monreale interessavano ben poco.

Gianni - come lo chiamavano i picciotti per strada - indossava il suo pantaloncino e a piedi nudi, la pelle arsa dal sole e i capelli scombinati, andava su e giù per la costa. Da Piazza Vergine Maria fino al porticciolo dell’Arenella, borgo di pescatori sviluppatosi attorno alla storica Tonnara Florio.

A raccontarci le scorribande in spiaggia di quell’indisciplinato ragazzino, con una evidente nota nostalgica, è Anna Maria Dragotto Virga, moglie di uno stimato notaio della Primavera palermitana e spettatrice allora delle vicende narrate.
Gianni raccoglieva le alghe che il mare depositava sulla sabbia paglierina, mentre le onde cancellavano le orme che u’ giuvanottu lasciava dietro di sè.

Una volta riempito il suo secchio, si recava correndo da Marcello, "u rigattieri" della borgata. Così era solito definirsi chi per mestiere comprava e rivendeva pesce nella propria bottega.

Con poche lire Marcello ricompensava il ragazzino e in cambio riceveva alghe fresche con cui decorare il banco, su cui mostrava il pesce da “abbanniari” e attirare i clienti più distanti.
Il giovanissimo Gianni, a soli tredici anni, stava muovendo i primi passi per diventare a sua volta rigattiere.

Ragazzo delle consegne, dava una mano come poteva ai più grandi, cercando di apprendere tutti i segreti per riconoscere il pesce buono.

Gianni imparò subito che per avere i clienti migliori, dovevi offrire il pesce migliore. Per farlo era fondamentale rispettare e ottenere il rispetto dei pescatori. Si recava così la mattina al porticciolo dove arrivava il pesce che sarebbe stato “venduto all’orecchio”. Una vera e propria asta in cui ogni rigattiere sapeva che per aggiudicarsi il pesce migliore avrebbe dovuto battagliare con audacia, maestranza e un pizzico di furbizia. Dopo trent’anni spesi a imparare il mestiere, Gianni apre la sua Pescheria in un rinomato quartiere della città e in breve diventa un punto di riferimento per gli intenditori del pesce fresco.

Era il 2009 e accanto ai banchi del pesce fresco, lo staff di Gianni esponeva preparati di gastronomia che in breve tempo resero celebre la Pescheria ben oltre i confini del quartiere.

Diventano celebri la sua rivisitazione della paella, il cous cous di pesce preparato rispettando la tradizione trapanese di cui Gianni è sincero estimatore, e ancora a’ capunata siciliana, alla quale sostituisce il capone, ritenuto pesce povero, con il più nobile pescespada.

Del trapanese Gianni apprezza e acquisisce l’abitudine dei rigattieri di esporre il tonno appeso a testa in giù, lavorandone i tagli a vista. Abitudine che lo contraddistingue ulteriormente attirando la curiosità dei passanti.

Il ristorante

È solo nel 2016 che Gianni compie il passo per un ristorante tutto suo, convinto dalla compagna Roberta e sostenuto da familiari e clienti storici.
Si concretizza così un sogno a lungo tenuto nel cassetto. Nasce Gianni Restaurant, con l’obiettivo di offrire agli ospiti la miglior esperienza gastronomica possibile, forte di una vita intera trascorsa a conoscere il mare e i suoi segreti.

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